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bouteflikaSi inasprisce lo scontro interno al partito di maggioranza in vista delle elezioni presidenziali di aprile. A preoccupare sono anche le recenti purghe dei quadri militari e di alti funzionari, nominati dall’anziano presidente Bouteflika.

Dopo due settimane di crisi, i deputati dell’Assemblea nazionale algerina hanno eletto ieri pomeriggio il loro nuovo presidente, Moad Bouchareb, 47 anni, al suo terzo mandato. Bouchareb, già capo del gruppo parlamentare del FLN, lo storico Fronte di Liberazione Nazionale e uno dei partiti che sostengono il governo, ha sostituito Saïd Bouhadja dopo che il partito gli ha tolto la fiducia, ma senza un voto.
Un fatto dai contorni oscuri, che Bouhadja ha qualificato come «un golpe» poiché lui si ritiene ancora il legittimo presidente. Da una settimana non aveva più accesso ai suoi uffici, al quinto piano del palazzo dell’Assemblea nazionale, perché erano state cambiate le serrature. Le opposizioni, contrarie alla destituzione, non hanno partecipato al voto e meditano forme di boicottaggio dei lavori parlamentari.
Si tratta di uno scontro nel partito di maggioranza, non nuovo a conflitti interni piuttosto aspri, ma anche dentro al potere. Non è sfuggito che questo cambiamento alla testa della terza carica dello Stato, avvenga in contemporanea alla più grande purga dei quadri militari e di alti funzionari del paese.
Il tutto inizia a fine maggio col sequestro da parte della guardia costiera e della gendarmeria di un carico di cocaina, mascherata da carne halal (proveniente da animali macellati seguendo la legge islamica), su una nave proveniente dal Brasile. Si tratta del sequestro più grande mai effettuato: 701 kg di cocaina pura, per un valore di 50 milioni di dollari all’ingrosso. Una settimana dopo vengono arrestati l’importatore, due fratelli e dei quadri dell’impresa. Il capo della polizia, Abdelghani Hamel, lascia trapelare dei dubbi sull’operazione e poco dopo si ritrova destituito.
È l’inizio di una vasta purga che tra giugno e ottobre coinvolge i vertici della polizia, della gendarmeria e dell’esercito, diversi generali vengono silurati, insieme a magistrati e alti funzionari, fino all’ultimo epilogo quando, il 14 ottobre, in piena crisi parlamentare, vengono arrestati, con l’accusa di arricchimento indebito e abuso di potere, cinque dei generali deposti.
Se si considera che, di fatto, la designazione del presidente della Camera e degli alti gradi dei tre corpi delle forze armate è prerogativa del presidente della Repubblica, è naturale chiedersi chi ci sia dietro - e con quali scopi - il rimescolamento delle carte al vertice del potere e delle istituzioni.
Il presidente Abdelaziz Bouteflika, 81 anni, debilitato dal 2013 da un ictus che lo costringe sulla sedia a rotelle e gli impedisce di parlare in pubblico, non sembra in grado di gestire personalmente un movimento di tali proporzioni. È piuttosto il riposizionarsi di clan e alleanze che si muovo attorno alla figura del vecchio presidente, in carica dal 1999, in vista della successione che formalmente è tutt’altro che aperta.
I cinque partiti della colazione di governo, l’organizzazione del padronato, l’ex sindacato unico UGTA si sono infatti pronunciati a favore di un quinto mandato di Bouteflika. Le presidenziali sono previste nell’aprile del prossimo anno e l’avvicinarsi della scadenza mette in fibrillazione l’intero sistema di potere, mentre il presidente non si è ancora espresso sulle sue intenzioni.
da Nigrizia

Tags: Politica, Algeria

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