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tokioIl Giappone, in vista della settima Conferenza internazionale sullo sviluppo dell’Africa (Ticad) che si terrà nell’agosto 2019, preannuncia un impegno di 30 miliardi di dollari in infrastrutture «di qualità». Anche per smarcarsi dalle politiche africane di Pechino.

«Il Giappone è a fianco del continente africano per supportarlo nell’affrontare le maggiori sfide: dalla costruzione di infrastrutture e al migliore utilizzo delle risorse umane, in particolare dei giovani, al rafforzamento della sicurezza marittima e alla resilienza contro i cambiamenti climatici».
Questo quanto dichiarato domenica scorsa a Tokio, al termine della Conferenza interministeriale di alto livello, realizzata in preparazione della settima Conferenza internazionale sullo sviluppo africano (Ticad), che si terrà nell’agosto 2019 a Yokohama.
Nel corso dei due giorni del summit, il ministro degli esteri giapponese Tano Kono e i suoi omologhi di 52 paesi africani si sono confrontati su come promuovere lo sviluppo dell’Africa. Kono ha annunciato l’intenzione di rinnovare l’impegno di 30 miliardi di dollari per gli aiuti allo sviluppo, da erogare in un periodo di tre anni, deciso in occasione dell’ultimo Ticad dell’agosto 2016.
Anche se Kono ha riconosciuto che i progressi compiuti finora non sono stati sufficienti, affermando che il «peggioramento della sostenibilità del debito in alcuni paesi africani ha impedito al Giappone di estendere i prestiti», ha poi aggiunto che «uno dei punti principali del programma nipponico è incentrato al miglioramento della connettività attraverso la realizzazione di nuove infrastrutture di qualità, che permetteranno all’Africa di affermarsi nel commercio globale e favorire la crescita».
Il ministro ha spiegato che l’intervento, sostenuto dal governo e dal settore privato, è mirato a sostenere le esigenze di sviluppo infrastrutturale del continente e le sfide di uno sviluppo inclusivo. La formula scelta è chiaramente dettata dal contesto di crescente presenza e influenza nel continente africano della Cina, dalla quale il Giappone intende distinguersi concentrandosi sugli investimenti infrastrutturali di alta qualità e non sui massicci contributi erogati da Pechino, che hanno suscitato timori per la sostenibilità del debito dei paesi africani beneficiari.
Non a caso, uno dei temi al centro dei colloqui è stato quello delle pratiche di prestito di Pechino, che secondo Tokio spesso comportano la dipendenza dei paesi pesantemente indebitati e l’ottenimento di concessioni, compreso il diritto di utilizzare l’infrastruttura chiave.
Per sostenere questa tesi, nel corso dei lavori, le autorità giapponesi hanno citato il caso dello Sri Lanka, che in cambio di finanziamenti ha ceduto per 99 anni alla Cina il controllo dell’importante porto di Hambantota. Si è parlato anche dell’esponenziale crescita del debito di Gibuti verso la Cina, che ha già stanziato nel piccolo ma strategico paese del Corno d’Africa la sua prima base militare all’estero. A riguardo è stato anche ricordato che Pechino ha finanziato e realizzato la costruzione della ferrovia Addis Abeba-Gibuti, che collega la capitale dell’Etiopia Addis Abeba con il porto gibutino di Doralé, consentendo allo stato etiopico, privo di sbocco sul mare, di accedere ai collegamenti marittimi del Golfo di Aden.
Il Giappone ha lanciato la conferenza Ticad nel 1993, con il primo summit ospitato nella capitale giapponese dall’allora primo ministro Morihiro Hosokawa. All’epoca, l’iniziativa fu interpretata come un impegno per aumentare il sostegno dei paesi africani affinché il Giappone diventasse un membro permanente del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.
Ma da allora, l’emergere della Cina come attore principale negli aiuti africani ha stravolto lo scenario e relegato Tokio a un ruolo di partenariato minoritario. E dal summit appena concluso è emerso che Tokyo non potendo competere con l’entità dei finanziamenti stanziati da Pechino a settembre (60 miliardi di dollari), cerca di prepararsi al settimo Ticad adottando un approccio basato su progetti infrastrutturali di alta qualità. Resta da vedere se questo orientamento riuscirà a contrastare l’avanzata cinese nel continente africano.
da Nigrizia

Tags: Cooperazione, economia

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