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raonforest palm oilNei momenti più difficili del suo cammino, Laura passava spesso a trovarlo, al cimitero. Le piaceva fermarsi a parlare con lui, raccontargli la sua vita e mettere nelle sue mani scelte e prospettive.

Si riconosceva molto in padre Lele Ramin (foto piccola), missionario comboniano, difensore dei popoli indigeni e delle famiglie senza terra in Brasile, ucciso nel 1985 nello stato di Rondonia.
Lei, giovane al termine dell’università, già si sogna missionaria «perché non posso trattenere tanta vita che ho ricevuto». Dopo vari anni lo ha incontrato di nuovo, questa volta sulla strada. Lei, già consacrata alla missione, educatrice popolare in Amazzonia, impegnata contro le nuove schiavitù e lo sfruttamento delle donne. Lui, presente nello Spirito, risorto nel cammino delle duemila persone che il 24 luglio, si sono riunite a celebrare la sua morte, nel luogo esatto in cui 33 anni fa gli avevano sparato.
Afflitto per la distruzione della foresta, il vescovo, uomo coi piedi per terra e il cuore tra la gente, ha denunciato: «Questa terra oggi è secca, disboscata, ma è fertile perché irrigata dal sangue dei martiri!». Le comunità cristiane hanno marciato con lui in processione, cantando e invocando il nome dei tanti, scomodi, che il potere del latifondo e delle industrie estrattive ha fatto eliminare.
Il 2017 è stato l’anno più violento, a livello mondiale, per i difensori dei diritti umani e della natura. Global Witness ha registrato il maggior numero di uccisioni. Il Brasile “vanta” il primato di 57 leader popolari eliminati in conflitti socio-ambientali.
Negli ultimi trent’anni, in Rondônia, molte aree forestali sono state trasformate in pascoli per allevamento bovino estensivo, oppure per coltivare la soia, esportata per alimentare le vacche in Europa. La carne ci costa cara, sia in termini di diritti umani sia di riscaldamento globale!
Grandi dighe per la produzione di energia idroelettrica sbarrano il flusso del Rio Madeira, inondando vaste regioni ed espellendo dalle loro terre intere comunità. L’alterazione del corso e del ritmo del fiume, unita all’intensità imprevedibile delle piogge stagionali, ha provocato nel 2014 l’inondazione fluviale più grave degli ultimi decenni: l’acqua per alcuni mesi ha invaso case e piantagioni, sloggiando migliaia di persone dai villaggi ai bordi del fiume.
Trent’anni prima, Lele forse prevedeva questo sviluppo nefasto. «Qui molta gente aveva terra, ma è stata venduta – diceva ?. Aveva casa, ed è stata distrutta. Aveva figli, e sono stati uccisi. (…) A queste persone ho già dato la mia risposta: un abbraccio. Nessuno qui fa rivendicazioni assurde. È forse assurdo chiedere cibo per la propria famiglia? O solo i potenti hanno figli che hanno fame? Non approviamo la violenza, la subiamo. Il padre che vi sta parlando ha ricevuto minacce di morte. Caro fratello, se la mia vita ti appartiene, ti apparterrà anche la mia morte».
E così la vita e la morte di padre Lele appartengono alla gente di Rondônia, che si ispira al suo nome, specialmente quando crescono le minacce ai loro territori. Anche quando la Chiesa istituzionale non si schiera chiaramente dalla parte dei poveri, le comunità non si sentono abbandonate, perché con loro sta questo testimone di risurrezione!
da Nigrizia

Tags: Chiesa e Missione, Non solo Africa, Brasil Nordeste

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