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eddie danielsL’ultima casa di Eddie Daniels è stato un piccolo cottage di Somerset West, alla periferia di Cape Town, in una gated community, un quartiere chiuso e protetto, trasformato in casa di riposo.

Sui mobili del salotto erano tante le foto che ricordavano come la sua vita fosse stata lunga (è morto lo scorso novembre a 89 anni) e piena di cambiamenti. Nato nel quartiere multietnico di District Six, Daniels aveva sperimentato, negli anni, la segregazione razziale in Sudafrica. Ma era stato anche marinaio su una baleniera nel mare Antartico, minatore in Namibia, combattente per la libertà e prigioniero politico per quindici anni a Robben Island, accanto a Nelson Mandela.
Un’immagine che lo ritraeva con Madiba testimoniava quanto l’amicizia tra i due fosse profonda, e nel ricordare l’ex presidente a pochi mesi dalla morte, Daniels non nascondeva la commozione. Ma il documento a cui teneva di più era un altro: una lettera semplice e brevissima, firmata dal reverendo Jolliffe, della Chiesa metodista. Datata 1983, certificava il matrimonio di Eddie con Eleanor Buchanan, che l’ex prigioniero conosceva fin dagli anni Cinquanta.
“Dovrei ringraziarlo ancora, il reverendo, per aver accettato di celebrare il matrimonio - disse Eddie dopo aver letto il testo - e anche Eleanor fu molto coraggiosa ad accettare: sarebbe potuta finire in carcere, e anch’io, di nuovo; ci sposammo contro le regole, sfidando la legge”. Una legge che, in quegli anni, si chiamava apartheid e non concepiva che due persone come Eddie ed Eleanor potessero vivere negli stessi luoghi, né tanto meno sposarsi. Perché lui, nella classificazione razzista del tempo, era considerato un coloured, Eleanor, invece, bianca.
Un matrimonio avrebbe esposto entrambi ai raid della polizia. “Persino io le chiesi per favore di non farlo, di non restare con me, come avevo già fatto anni prima - ricordava Eddie - perché sarebbe bastato che ci avessero visti insieme, e perché lei non era abituata alla prigione come lo ero io. Ma volle sposarmi lo stesso. La cerimonia fu a District Six”. Una celebrazione in clandestinità, come i sette anni seguenti. Solo nel 1990, lo stesso anno della liberazione di Nelson Mandela, le autorità sudafricane cominciarono a smantellare le mostruose leggi della segregazione. E una delle prime decisioni della coppia fu di far registrare di nuovo, stavolta ufficialmente, la loro unione, durata fino alla morte di Eleanor, nel 2001.
La chiesa metodista in cui avvenne il primo matrimonio, quello clandestino, era in Buitenkant Street: oggi è un museo. Della sua vecchia destinazione restano poche tracce e nessuna di Eddie ed Eleanor. Né del reverendo Jolliffe, che in questa storia emblematica ebbe un ruolo altrettanto importante: schierandosi - a suo rischio - coi due sposi, divenne a sua volta parte di quell’azione dal basso della società che, nel caso del razzismo istituzionalizzato sudafricano come in molti altri, è stata fondamentale per demolire i pregiudizi.
da Nigrizia

Tags: Sudafrica

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