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kenyasoldiersNelle scorse settimane la zona di Lamu, sulla costa nord del Kenya, in prossimità del confine con la Somalia, è stata teatro di numerosi attacchi terroristici che hanno reso molto tesa la situazione, a meno di tre settimane dalle elezioni generali. La risposta è stata una stretta militare che colpisce prima di tutto l’ambiente e la popolazione.


Durante la campagna elettorale, in un suo discorso nella contea, il presidente Uhuru Kenyatta ha dato ordine di sparare per uccidere i terroristi, o presunti tali, aprendo chiaramente la porta ad abusi, così come era successo dopo l’attacco all’università di Garissa, il 2 aprile del 2015, di cui erano rimasti vittime 147 persone, la maggior parte studenti. Allora le comunità somale erano state passate al setaccio. Centinaia di persone erano state arrestate e detenute in condizioni deplorevoli. Molti erano stati torturati. Le organizzazioni per la difesa dei diritti umani avevano diffuso rapporti preoccupanti, mentre molti analisti avevano osservato che gli abusi fanno il gioco del terrorismo, esacerbando i contrasti invece di risolvere i problemi che li scatenano.
Nel settembre del 2015 era stata lanciata anche l’operazione Linda Boni, con l’obiettivo di snidare i terroristi dai loro santuari che, secondo le forze di sicurezza, si trovano proprio nella foresta Boni, una zona protetta di circa 1.350 chilometri quadrati tra la contea di Garissa e quella di Lamu. I risultati dell’operazione, che è ancora in corso, sono considerati in modi diversi nei diversi settori sociali e politici del paese. Non è chiaro, ad esempio, se e come siano state messe in atto misure per la protezione della popolazione che vive nella foresta e delle sue risorse. Gli ambientalisti, da parte loro, fanno notare che la fauna selvatica, di cui la foresta era ricca, è migrata oltre confine, in Somalia, impoverendo drasticamente la biodiversità del territorio e violentando una riserva naturale riconosciuta dalle istituzioni stesse.
Le forze di sicurezza e il governo considerano invece l’operazione Linda Boni un grande successo. Dal 2016, infatti, le azioni terroristiche nella zona erano vistosamente diminuite. Ma la ripresa delle ultime settimane sembra aver sollevato qualche dubbio sulla sua conduzione, tanto da aver portato alla sostituzione del suo comandante in capo, James ole Serian, con il commissario della contea di Lamu, Joseph Kanyiri.

Tattiche fallimentari

La tattica antiterrorismo dell’operazione sembra però non essere cambiata, anzi, le operazioni militari sono state intensificate e rinforzate. Nella foresta si stanno ora usando anche armi pesanti per la localizzazione dei campi dei miliziani al-Shabaab. Dopo settimane di discussioni sono iniziati anche veri e propri bombardamenti aerei. Sarebbero già numerosi i villaggi abbandonati dalla popolazione perché investiti dai combattimenti. L’azione di copertura e giustificazione delle “vittime collaterali” è già cominciata. Diversi mass media si interrogano sui veri rapporti tra terroristi e popolazione civile e riportano testimonianze, difficilmente verificabili, secondo cui ci sarebbero connivenze e forme di supporto. 
Tra i maggiori promotori dell’escalation militare, il coordinatore della regione costiera, Nelson Marwa, di cui The Standard - il secondo quotidiano più importante del paese, in un articolo online - fa un colorito ritratto: un uomo impetuoso e sanguigno che ha alcune “ossessioni” nella sua azione di governo. Il bombardamento della foresta per stanare definitivamente i terroristi è una di queste. E ora la sta realizzando.
Ma, dice l’articolo, bombardare la foresta non è la soluzione, come dimostra, tra l’altro, la guerra del Vietnam, in cui neppure l’uso del napalm riuscì a dare la vittoria agli americani. E anche l’uso dell’esercito contro una forza di guerriglia è risultata del tutto inadeguata e controproducente, in tutti gli scacchieri in cui è stata messa in atto. L’escalation militare voluto da Marwa non è che un’ammissione delle enormi difficoltà in cui si trovano le autorità, a fronte di una ripresa del terrorismo nel paese.

Militari allo sbando

Il bilancio dell’operazione Linda Boni, per di più, sembrerebbe ben misero, anche dal punto di vista militare. Secondo The Standard, in due anni sarebbero stati individuati e distrutti una manciata di campi (cinque per la precisione) da unità militari rese insofferenti da una povertà logistica sconcertante, lasciate allo sbaraglio senza alloggiamenti né sistemi di comunicazione e senza un preciso coordinamento.
La strategia per contrastare il terrorismo dovrebbe invece partire dall’intelligence, continua l’interessante analisi, dall’infiltrare l’organizzazione per capire come meglio combatterla, così come, d’altra parte, al-Shabaab ha fatto con la società keniana, individuandone i problemi da utilizzare a vantaggio del suo radicamento tra alcuni gruppi sociali, in particolare i ragazzi disoccupati delle zone marginalizzate e senza prospettive per il futuro. La forza, eventualmente, va usata solo a colpo sicuro, dopo un’analisi della situazione che le autorità keniane sembra non stiano tenendo nella giusta considerazione.
da Nigrizia

Tags: Kenya, Terrorismo

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