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Sudan, spari contro gli studenti: 5 morti

A colpire con armi da fuoco una manifestazione studentesca a El-Obeid, nel Kordofan Settentrionale, sarebbero state le forze di sicurezza sudanesi. La denuncia arriva dal Comitato centrale dei medici sudanesi. spari
Nel frattempo la procura di Khartoum ha ammesso che almeno 87 persone sono morte nella repressione delle proteste dello scorso 3 giugno nella capitale.


Le forze di sicurezza sudanesi hanno sparato oggi ad altezza d'uomo nelle strade di El-Obeid, capoluogo del Kordofan Settentrionale per disperdere un gruppo di studenti liceali che protestavano, uccidendo almeno cinque persone (4 studenti e un uomo). Lo hanno denunciato gli attivisti del Comitato centrale dei medici sudanesi, che fa parte dell'Associazione dei professionisti del paese.
Non vi è stata alcuna dichiarazione immediata da parte dei servizi di sicurezza dello stato o dei leader militari del Sudan.
I video e le foto che circolano sui social media mostrano le proteste degli studenti fuori dall'ospedale principale di El-Obeid contro le violenze dei militari. Centinaia di adolescenti in uniforme hanno cantato "sangue per sangue, non accetteremo soldi per il sangue".
La procura sudanese ha intanto ammesso che almeno 87 persone sono morte nella repressione delle proteste dello scorso 3 giugno nella capitale. Nel rapporto ufficiale stilato dalla commissione d'inchiesta indipendente, diretta da Fath al Rahman Saeed, si dichiara che i membri delle forze di sicurezza hanno sparato munizioni vere contro i manifestanti che da mesi chiedono al Consiglio militare di transizione (Tmc) di cedere il potere ad autorità civili e ha accusato tre ufficiali di aver violato gli ordini trasferendo le forze nell'area del sit-in fuori radunato davanti alla sede del ministero della Difesa.
Nel frattempo è prevista per domani la ripresa dei colloqui tra le parti per raggiungere un accordo sulla Dichiarazione costituzionale, come reso noto dal mediatore dell'Unione Africana, Mohamed El Hacen Lebatt. I colloqui verteranno sulle questioni rimaste in sospeso, tra cui i poteri conferiti al Consiglio sovrano, il dispiegamento di forze di sicurezza e l'eventuale concessione dell'immunità ai generali in relazione alle violenze nel paese. Tra le questioni rimaste in sospeso c’è l'immunità assoluta richiesta dai generali al potere in relazione alla repressione delle proteste, una richiesta giudicata inaccettabile dai manifestanti che la scorsa settimana sono tornati in strada a Khartoum per commemorare le vittime della repressione.
Lo scorso 17 luglio il Consiglio militare sudanese e le Ffc dell'opposizione hanno firmato l'accordo sulla Dichiarazione politica per il periodo di transizione. Il documento prevede l'istituzione di tre nuovi organismi costituzionali - il Consiglio sovrano, il governo e il Consiglio legislativo - e istituisce una commissione d'inchiesta sui crimini commessi contro i civili dopo la destituzione del presidente Omar El-Bashir, avvenuta lo scorso 11 aprile. Per quanto concerne il Consiglio sovrano - la cui composizione era stato il principale ostacolo nei colloqui fra le parti - sarà composto da 11 membri (sei civili e cinque militari) e ciascuna delle due parti avrà il diritto di nominare cinque membri incaricati di designare l'undicesimo membro civile.
da Nigrizia

Tags: Sudan,, Conflitti, Società, Diritti umani

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