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L'altra partita dei tifosi della libertà

Il movimento popolare algerino che da ormai quasi cinque mesi manifesta chiedendo l’uscita di scena del vecchio regime non demorde e continua le sue proteste pacifiche. L’establishment, intanto, si riorganizza e prende tempo. algeriaù
Con conseguenze ancora largamente imprevedibili.


Anche gli algerini sono scesi in piazza a Parigi il 14 luglio, non per festeggiare la vittoria dei Fennecs (la nazionale di calcio algerina) sulla Nigeria e l’accesso alla finale della Coppa d’Africa dopo 29 anni, quando vinsero il titolo continentale, e nemmeno per la festa nazionale francese.
Sono gli algerini dell’Hirak (“movimento” nell’arabo maghrebino) che ogni domenica scendono in piazza per rivendicare il cambiamento radicale del sistema nel loro paese di origine, come fanno i loro compatrioti in Algeria ogni venerdì, per la protesta generale, e ogni martedì, per gli studenti, dal 22 febbraio senza soluzione di continuità. Il 14 luglio li ha obbligati solo a cambiare la piazza e spostarsi nella periferia parigina per la sfilata della festa nazionale francese.
Da una settimana l’Algeria vive una situazione del tutto inedita nella sua storia. Il mandato di Abdelkader Bensalah, presidente ad interim dopo le dimissioni di Abdelaziz Bouteflika, è scaduto il 9 luglio, ma in considerazione del fatto che la Costituzione prevede l’interim per organizzare le elezioni presidenziali, che non si sono potute effettuare in mancanza di candidati, il Consiglio costituzionale ha avallato la sua proroga sine die. Questo sta facendo il gioco dell’esercito e di buona parte dei partiti politici che reclamano la “via costituzionale”, vale a dire la convocazione al più presto delle elezioni presidenziali.
A questo scopo il governo è finalmente riuscito a convocare un Forum per il dialogo nazionale lo scorso 6 luglio, per tracciare un percorso che porti rapidamente alle elezioni, attraverso un’istanza che assicuri il proseguimento del dialogo e soprattutto un’istanza indipendente per garantire elezioni libere e trasparenti.
Al Forum hanno partecipato una parte dei partiti, dei sindacati e della società civile. Al suo interno sono già apparse alcune divisioni. Più significativa è invece la frattura all’interno della società civile che si era riunita il 15 giugno per proporre un percorso più articolato, e più lungo, per avere il tempo di esprimere una leadership e una capacità di monitorare le istituzioni, che in questo momento fanno ancora difetto al movimento.
La fretta dell’esercito e dei partiti è dettata dal timore che il Hirak metta in campo modalità che impediscano alla classe politica, invischiata nella sua quasi totalità nel medesimo sistema di potere personale e corrotto che da sempre regge il paese, di presentarsi come “rinnovata” e restare al potere come è accaduto dopo le rivolte popolari nel Nordafrica nel 2011. Le manovre sono già cominciate con l’arresto di ex primi ministri, ministri, imprenditori privati e manager delle imprese statali, e di alcuni loro famigliari, per accontentare la piazza che chiede di spazzar via i simboli del vecchio regime.
Non a caso la piazza ha diffidato fin dall’inizio di questa opera di pulizia che tocca alcune personalità del potere ma non altre, saldamente in sella. E una certa perplessità ha destato l’elezione del nuovo presidente dell’Assemblea nazionale. L’Hirak aveva ottenuto le dimissioni del presidente dei deputati, ma a grande sorpresa, il 10 luglio, è stato eletto per la prima volta un esponente - Slimane Chenine - del gruppo parlamentare islamista Ennahda-Adala-Bina, all’opposizione, si sussurra su indicazione dall’alto.
“Alto” significa l’attuale uomo forte, il generale Gaïd Salah, capo delle forze armate che ha moltiplicato le messe in guardia contro il movimento e che ha reintrodotto a fine giugno un “servizio centrale” di polizia giudiziaria per la sicurezza militare, vecchia prassi con cui il regime ha gestito le sue più oscure manovre. Il fatto sconcertante è che il decreto affida al ministero della Difesa le relative disposizioni. Ora a capo del ministero c’è ancora formalmente Bouteflika, che si è dimesso da presidente, ma non da ministro della Difesa.
Mentre domani ci sarà il tradizionale martedì di mobilitazione degli studenti, gli occhi sono puntati al prossimo venerdì 19 luglio. La mattina, come sempre dopo l’orario della preghiera, l’Hirak scenderà in piazza pacificamente. Alle 21.00, ora italiana, (ore 20 in Algeria) inizia al Cairo la finale della Coppa d’Africa delle Nazioni tra Senegal e Algeria. C’è una certa preoccupazione: come reagirà la piazza sia in caso di vittoria che di sconfitta? I due eventi sono completamente diversi, ma qualcuno potrebbe cogliere l’occasione per provocare. L’Hirak rimane vigilante.
da Nigrizia

Tags: Società, Politica, Algeria

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