Questo sito fa uso dei cookies soltanto per facilitare la navigazione.

  • L’ Associazione
    Missionari Comboniani
    Mondo Aperto Onlus


    Ha come finalità: la solidarietà umana,
    la promozione religiosa, sociale e culturale


    Aiutaci...

  • Opera sul territorio nazionale e nei paesi del sud del mondo
    per aiutare soggetti svantaggiati


    Secondo lo spirito di San Daniele Comboni


    Contiamo sulla tua solidarietà...

  • E’ apolitica e apartitica


    Senza scopo di lucro
    e persegue in modo esclusivo finalità di solidarietà sociale


    Conosci i nostri progetti

  • Le attività
    dell' Associazione
    Mondo Aperto Onlus


    e le sue finalità sono ispirate a principi di:
    pari opportunità tra uomini e donne nel rispetto dei diritti inviolabili della persona


    Aiutaci...

  • L’ Associazione
    Missionari Comboniani
    Mondo Aperto Onlus


    ha al suo attivo la realizzazione di numerosi progetti:
    scuole, strutture sanitarie, centri di formazione sociale e culturale


    Aiutaci...

  • L’ Associazione
    Missionari Comboniani
    Mondo Aperto Onlus


    ha come obbiettivo: dare dignità alle persone,
    costruendo relazioni di giustizia e solidarietà


    Aiutaci...

Battezzati e inviati - Castel Volturno

È iniziata il 31 luglio e si articola in quattro giorni di celebrazioni. Vediamo qual è il significato della più grande festa religiosa dell’islam Islam


Il giorno 31 luglio scorso il mondo islamico ha celebrato la sua più grande festa religiosa, detta in arabo ʿîd al-aḍḥâ (festa del sacrificio), o ʿîd al-qurbân (festa dell’offerta), o nei paesi dell’Africa occidentale Tabaski (che significa pure sacrificio). Tale festa è celebrata il 10 dell’ultimo mese del calendario islamico “il mese del pellegrinaggio (Hajj)”, che è uno dei cinque pilastri dell’islam.
Il 9 sera tutti i pellegrini (si calcola che negli ultimi anni siano stati circa 2.500.000 all’anno) si radunano sulle pendici del monte Arafat, una collina non lontana da Mecca, fino al tramonto del sole. Stando in piedi su questa collina (detta “il monte della misericordia”) il musulmano chiede perdono a Dio di tutti i peccati della sua vita passata, e così ritorna puro come quando uscì da seno di sua madre. Quindi si tratta di una rinascita o un rinnovamento spirituale, prima di tutto. Dopo di che i pellegrini scendono verso una città vicina dove passano la notte. Il giorno dopo completano il resto del rituale del pellegrinaggio, fra cui il sacrificio di un animale secondo le possibilità di ciascuno.
Gli studiosi vedono nei vari elementi che compongono tale pellegrinaggio rimanenze di rituali antichi legati all’implorazione della misericordia divina, a un rinnovamento della vita e a una offerta sacrificale. Nel suo rituale sono entrati pur alcuni elementi biblici, in particolare il sacrificio di Abramo che ha mostrato la sua obbedienza a Dio fino al punto di sacrificare suo figlio, che nella tradizione islamica è Ismaele, il padre degli arabi. Si tratta quindi della festa della fede e della totale e indiscussa sottomissione a Dio (senso della parola islâm). Questi due aspetti sono stati ripresi e fissati dalla tradizione islamica, basata sull’ultimo pellegrinaggio compiuto da Maometto (Muhammad), il Profeta dell’islam, l’anno prima della sua morte. Tutto il rituale del pellegrinaggio è accompagnato da preghiere e cerimonie altamente significative che sottolineano la sottomissione totale dei credenti a Allah, l’unico e vero Dio.

Dimensione sociale

Questa festa ha pure una dimensione sociale. La carne dell’animale sgozzato viene divisa in tre parti uguali, una delle quali va consumata subito tra i familiari, mentre la seconda va conservata e consumata in seguito, e la terza viene destinata ai poveri della comunità, che non hanno i mezzi economici per acquistarla. Il rito del sacrificio viene ora messo in discussione da molti che vedono in esso una strage di animali innocenti. Altri vedono nel modo con cui il pellegrinaggio è fatto una specie di “pellegrinaggio commerciale”, per acquistare nei ricchi paesi del Golfo beni importanti per sé e i suoi amici. 
In ogni caso, non c’è dubbio che il rito del pellegrinaggio conserva per i musulmani sinceri il suo valore fondamentale di rinascita di vita e di fede, rinnovando, come Abramo, la propria fede nel Dio, onnipotente e misericordioso. E la gioia di tale festa viene manifestata anche esteriormente nei quattro giorni di celebrazioni che la compongono.

Nel tempo del coronavirus

Le immagini del pellegrinaggio attuale alla Mecca mettono in evidenza come anche la grande festa del Sacrificio è stata toccata dalla pandemia del coronavirus. Poche persone, ampi spazi vuoti, dove una volta la ressa era tale che più di una volta ha causato vittime fra i pellegrini.
Ma questo si avvera pure anche da noi, qui al Cairo. Uscendo al mattino della Festa del sacrificio non si sono incontrate molte persone, il traffico era scarso. Una strana quiete aleggiava all’intorno, molto lontana dalla chiassosa festività degli anni passati. Quanto è cambiata la festa da quello che era una volta! In occasioni di festività religiose si assiste sempre a un aumento dei prezzi. Ma quest’anno è stato esagerato. Pochi possono permettersi cibi migliori di quelli dei giorni ordinari. Tutto costa caro. Il coronavirus ha costretto un gran numero di persone a restare in casa, in piccoli appartamenti, in quartieri super-affollati. E questo ormai da 4 mesi. Il sacrificio questa volta non riguarda tanto l’animale ucciso, ma la vita sacrificata della gente. L’elemosina ricevuta dall’uccisione di milioni di animali è un niente di fronte alle ristrettezze del vivere. Essere ammalati in questi giorni è un dramma. La visite mediche costano molto. Mancanza di lavoro, salari bassi, ecc., sono solo alcuni dei tratti che segnano la Festa del Sacrificio nella presente bufera del coronavirus.
In mezzo a tale crisi, voglio ricordare un uomo che è morto il 31 luglio. Si tratta Mohammed Mashali, detto “il medico dei poveri”. Era un medico musulmano che viveva e lavorava a Tanta, città del Delta del Nilo, e che ha dedicato tutta la sua vita alla cura dei poveri. Non solo non esigeva le somme esorbitanti degli altri medici, ma esso stesso dava del suo per aiutare quelli che non potevano pagare nemmeno il minimo che domandava. È diventato una icona di questa generosità spontanea che si trova ancora tra la popolazione egiziana. Speriamo che il suo esempio possa essere imitato da molti e serva come punto di unione fra le due comunità: il servizio per i poveri.
da Nigrizia

Tags: africa, Chiesa e Missione

Informazioni 5x1000

  • 5x1000 1
  • 5x1000 2
Un importante passo verso la pace

Un importante passo verso la pace

03-09-2020

La firma della pace tra il governo ...

Il papa: si cancellino i debiti dei paesi poveri

Il papa: si cancellino i debiti dei paes…

02-09-2020

Nel 2019, almeno 15 paesi africani...

La nostra lotta continua

La nostra lotta continua

01-09-2020

L'editoriale del numero di settembr...

Stiamo con i vescovi e con il popolo di Dio

Stiamo con i vescovi e con il popolo di …

05-08-2020

Una lettera di pieno sostegno all&r...

La fede si rinnova

La fede si rinnova

05-08-2020

È iniziata il 31 luglio e si...

Lo sciopero dei docenti paralizza le università

Lo sciopero dei docenti paralizza le uni…

16-06-2020

Questa volta il Covid-19 non c'entr...

Crisi dimenticate nel mondo, nove su dieci sono in Africa

Crisi dimenticate nel mondo, nove su die…

15-06-2020

Ad assegnare anche quest’anno...

Sahel, vittime del coronavirus e vittime della povertà

Sahel, vittime del coronavirus e vittime…

14-05-2020

Dalla capitale del Niger padre Maur...

L’esilio forzato dei migranti in Africa

L’esilio forzato dei migranti in Africa

12-05-2020

Dalla Somalia al Niger, dalla Libia...

Emancipazione della donna in Sudan, un percorso ancora lungo

Emancipazione della donna in Sudan, un p…

06-05-2020

L’approvazione di un emendame...

Cina e il contagio razzista verso gli africani

Cina e il contagio razzista verso gli af…

22-04-2020

La violenza scatenata contro gli af...

Coronavirus in Zimbabwe: «Ora i nodi vengono al pettine»

Coronavirus in Zimbabwe: «Ora i nodi ven…

21-04-2020

Nel paese la prolungata crisi econo...

 

MONDO APERTO ONLUS

Codice Fiscale: 93138170233

Vicolo Pozzo, 1
37129 Verona

Tel: +39 045 8092200
Fax: +39 045 8004648

Email: info@mondoaperto.it

RAPPRESENTANTE LEGALE:
P. CODIANNI LUIGI FERNANDO