Questo sito fa uso dei cookies soltanto per facilitare la navigazione.

  • L’ Associazione
    Missionari Comboniani
    Mondo Aperto Onlus


    Ha come finalità: la solidarietà umana,
    la promozione religiosa, sociale e culturale


    Aiutaci...

  • Opera sul territorio nazionale e nei paesi del sud del mondo
    per aiutare soggetti svantaggiati


    Secondo lo spirito di San Daniele Comboni


    Contiamo sulla tua solidarietà...

  • E’ apolitica e apartitica


    Senza scopo di lucro
    e persegue in modo esclusivo finalità di solidarietà sociale


    Conosci i nostri progetti

  • Le attività
    dell' Associazione
    Mondo Aperto Onlus


    e le sue finalità sono ispirate a principi di:
    pari opportunità tra uomini e donne nel rispetto dei diritti inviolabili della persona


    Aiutaci...

  • L’ Associazione
    Missionari Comboniani
    Mondo Aperto Onlus


    ha al suo attivo la realizzazione di numerosi progetti:
    scuole, strutture sanitarie, centri di formazione sociale e culturale


    Aiutaci...

  • L’ Associazione
    Missionari Comboniani
    Mondo Aperto Onlus


    ha come obbiettivo: dare dignità alle persone,
    costruendo relazioni di giustizia e solidarietà


    Aiutaci...

Battezzati e inviati - Castel Volturno

Dalla Somalia al Niger, dalla Libia al Sudafrica, migliaia di persone sono rimaste intrappolate nel luogo e nel paese in cui si trovavano quando l’emergenza coronavirus è scattata. Per molti di loro ora la speranza è riuscire a tornare Migranti bloccati in Africa.jpg.0 696x464vivi a casa.

 

Sono in migliaia, giovani, donne, bambini e di diversa nazionalità, gli africani in “esilio forzato” in terra africana. Bloccati alle frontiere, più inaccessibili che mai in questo tempo di pandemia. Bloccati in campi di transito, porti e persino miniere, come sta accadendo ad almeno un centinaio di minatori illegali “prigionieri” sottoterra nella provincia di Gauteng, in Sudafrica. Mentre in Burkina Faso sono circa 1.800 i minatori nigeriani impegnati nell’estrazione dell’oro nelle aree più interne del paese, che ora non riescono a tornare a casa.
Inutile dire che tali affollamenti creano situazioni pericolose, dal punto di vista sanitario e sociale. Si vive in uno stato di tensione costante, in precarie condizioni igieniche e senza accesso a controlli medici e cure. Moltissimi di loro, prima della quarantena, erano in viaggio per raggiungere mete che – nei sogni e nelle speranze – avrebbero cambiato la loro vita: un lavoro in Europa, nei paesi arabi, o semplicemente in quello confinante.
Ma molti altri ancora sono stati abbandonati dai trafficanti che con quei corpi erranti non possono in questo momento fare affari. E poi ci sono gli studenti, quelli ciadiani bloccati in Camerun, per esempio, o quelli del Lesotho bloccati in Sudafrica.
Ma attenzione, molti di fatto stanno approfittando delle maglie larghe dei confini e della compiacenza degli ufficiali di controllo. Come testimonia suor Betta Raule, missionaria comboniana, da anni in Ciad, dove è al momento impegnata nell’ospedale di Bebedja nella diocesi di Doba.
“Molti studenti ciadiani che si trovavano in Camerun quando è stata dichiarata la pandemia hanno di fatto attraversato la frontiera, sono stati fatti passare, e sono ritornati in Ciad. E sono centinaia gli studenti che continuano ad ammassarsi alla frontiera. Questi giovani vengono considerati come casi potenziali, sospetti di coronavirus. A loro il governo chiede di recarsi a N’Djamena per essere testati, se hanno dei sintomi”. Quanti saranno quelli che si lasciano sottoporre ai controlli o che si mettono in auto quarantena?
L’Organizzazione mondiale delle migrazioni (Oim) aiuta a capire la portata di un problema che potrebbe aumentare il rischio contagi, ma anche, appunto, incidere sulla sicurezza. Nell’Africa orientale sarebbero 2.300 i migranti fermi a Gibuti, tra loro molti somali che speravano di attraversare il Golfo di Aden e arrivare in Arabia Saudita attraverso lo Yemen. Un viaggio pericoloso, come quelli del Mediterraneo, e che queste persone non riusciranno più a fare. Almeno non per il momento, visto che anche i trafficanti sembra che abbiano dovuto rallentare le loro manovre.
Ma i maggiori controlli – dovuti alla pandemia, non alle politiche per arginare i flussi migratori – stanno peggiorando la situazione. Ci sono testimonianze – così come riporta il quotidiano britannico The Guardian – di viaggi organizzati e gestiti in modo ancora più rischioso. Sia attraverso la rotta del Mar Rosso, sia attraverso il deserto.
E il rischio, dovuto a maggiori pattugliamenti, ha fatto alzare la posta ai trafficanti. Da 500 a 1000 dollari per arrivare da Gibuti alle coste dello Yemen, da 80 a 300 dollari per consentire il passaggio dalla frontiera del Niger alla Libia.
Secondo il Danish Refugee Council sono 1.500 i migranti e rifugiati che affollano i centri di detenzione libici. Centri dove stupro, abusi, lavoro forzato avvengono sistematicamente. C’è poi la situazione inversa, moltissime persone evacuate dalla Libia verso il Niger a partire dal 2017 e in attesa del reinsediamento in paesi europei, sono di fatto dimenticati e – ricorda l’International Rescue Committee – al momento solo il 18% delle domande è stata accettata.
Molti altri, per esempio i migranti espulsi dall’Algeria, sono fermi in centri di transito in Niger e anche le opzioni per tornare nel proprio paese, tramite il programma di rientro volontario, sono al momento nulle, visto che il programma è stato interrotto – a causa del Covid – e riprenderà in data da destinarsi.
In totale sarebbero 2.462 i migranti affollati in centri di transito, siti di quarantena e altri tipi di alloggi in Niger. Mentre le organizzazioni umanitarie fanno sapere che continuano ad arrivarne, dopo giorni di cammino a piedi, abbandonati in aree desertiche dai trafficanti che a un certo punto decidono di non proseguire oltre.
Se ne contano poi almeno 1.000 intrappolati in Mauritania, provenienti dal Mali e dal Senegal. Particolarmente delicata la situazione a Bosaso, nella regione del Puntland, in Somalia, dove in un solo giorno sono arrivate 600 persone, molte provenienti dall’Etiopia, un paese che non ha sbocco sul mare e da dove occorre raggiungere la Somalia, appunto, nella speranza di trovare un passaggio verso lo Yemen.
Secondo l’OIM la “rotta orientale” è ancora molto trafficata, nonostante la chiusura delle frontiere. Anzi, rispetto all’aprile 2019, nello stesso mese di quest’anno i migranti arrivati sono stati 501 in più. Sono però calate le partenze: 8.261 in meno i migranti che quest’anno sono riusciti ad attraversare il Golfo di Aden. In un modo o nell’altro.
Migranti senza speranza premono anche alle frontiere ugandesi, della Tanzania, del Mozambico, del Sudafrica. In questa situazione “si sta assistendo a un preoccupante aumento della retorica anti-migrante, retorica che vede lo straniero come capro espiatorio”, ha dichiarato il direttore generale della Oim, António Vitorino.
Un atteggiamento che pregiudica anche gli interventi e gli aiuti a questa enorme folla di disperati che non sa dove andare e non ha mezzi propri di sussistenza. E non bisogna dimenticare che sono decide e decine (anche se è difficile avere un dato certo) i casi di positività al Sars-Cov2 accertati nei campi e nelle strutture dove vengono tenute queste persone.
Le organizzazioni che lavorano con i migranti stanno denunciando casi di xenofobia, ma anche trattamenti discriminatori – ad esempio persone messe in quarantena in base alla loro etnia -, difficoltà di accedere agli aiuti alimentari e ai test.
Intanto, per cercare di alleggerire il dramma, l’Organizzazione mondiale delle migrazioni sta cercando di negoziare corridoi umanitari per consentire il maggior numero possibile di rimpatri. È così che il sogno inverte la sua direzione. Tornare a casa diventa la speranza.
da Nigrizia

Tags: Salute , migrazioni

Informazioni 5x1000

  • 5x1000 1
  • 5x1000 2
Un importante passo verso la pace

Un importante passo verso la pace

03-09-2020

La firma della pace tra il governo ...

Il papa: si cancellino i debiti dei paesi poveri

Il papa: si cancellino i debiti dei paes…

02-09-2020

Nel 2019, almeno 15 paesi africani...

La nostra lotta continua

La nostra lotta continua

01-09-2020

L'editoriale del numero di settembr...

Stiamo con i vescovi e con il popolo di Dio

Stiamo con i vescovi e con il popolo di …

05-08-2020

Una lettera di pieno sostegno all&r...

La fede si rinnova

La fede si rinnova

05-08-2020

È iniziata il 31 luglio e si...

Lo sciopero dei docenti paralizza le università

Lo sciopero dei docenti paralizza le uni…

16-06-2020

Questa volta il Covid-19 non c'entr...

Crisi dimenticate nel mondo, nove su dieci sono in Africa

Crisi dimenticate nel mondo, nove su die…

15-06-2020

Ad assegnare anche quest’anno...

Sahel, vittime del coronavirus e vittime della povertà

Sahel, vittime del coronavirus e vittime…

14-05-2020

Dalla capitale del Niger padre Maur...

L’esilio forzato dei migranti in Africa

L’esilio forzato dei migranti in Africa

12-05-2020

Dalla Somalia al Niger, dalla Libia...

Emancipazione della donna in Sudan, un percorso ancora lungo

Emancipazione della donna in Sudan, un p…

06-05-2020

L’approvazione di un emendame...

Cina e il contagio razzista verso gli africani

Cina e il contagio razzista verso gli af…

22-04-2020

La violenza scatenata contro gli af...

Coronavirus in Zimbabwe: «Ora i nodi vengono al pettine»

Coronavirus in Zimbabwe: «Ora i nodi ven…

21-04-2020

Nel paese la prolungata crisi econo...

 

MONDO APERTO ONLUS

Codice Fiscale: 93138170233

Vicolo Pozzo, 1
37129 Verona

Tel: +39 045 8092200
Fax: +39 045 8004648

Email: info@mondoaperto.it

RAPPRESENTANTE LEGALE:
P. CODIANNI LUIGI FERNANDO